
Nelle immagini e nelle statue San Giuliano viene presentato vestito da guerriero, con la spada e il falcone: in passato si credeva essere un giovane martire che morì per la sua fede in Sardegna al tempo delle persecuzioni contro i cristiani ma, in epoca più recente, è stato identificato come San Giuliano l’Ospedaliero, protettore, nel medioevo, di viaggiatori e di naviganti. Ma forse ancora potrebbe trattarsi di un martire africano….
La devozione verso questo santo ad Erice è da ricollegarsi, secondo alcuni storici, quali il Pagoto, ancora una volta all’azione della Chiesa che cercava di far scomparire completamente il culto pagano della dea Venere al cui tempio anticamente accorrevano i pellegrini provenienti da tutto il Mediterraneo, un culto che continuava ancora anche se ormai il tempio di Venere era stato trasformato e utilizzato per l’amministrazione del territorio; la leggenda tramanda che la sua costruzione della chiesa fu voluta dal conte Ruggero, normanno, nell’XI sec., come segno di gratitudine verso il Santo la cui miracolosa apparizione aveva permesso al suo esercito di avere la meglio sugli Arabi asserragliati nella città-fortezza chiamata Gebel-Hamid…..
Inizialmente la chiesa era piccola e in stile gotico. Come altre chiese ericine, venne riedificata all’inizio del XVII sec., fra il 1612 ed il 1615, più imponente ed a tre navate. Fu retta da parroci di buon livello culturale che si premurarono di fornirla di arredi degni di una delle quattro chiese parrocchiali di Erice.
Uno di questi, ad esempio, fu Giuseppe Grimaldi, principe dell’Accademia dei Difficili (sorta nel 1500, che aveva la propria sede dal 1671 nella chiesa di San Domenico dove si riuniva per trattare di argomenti “sacri” nella stagione invernale e “profani” in quella estiva); egli resse la parrocchia dal 1717 al 1725. Purtroppo, nel 1926, si verificò l’improvviso crollo di una parte della volta della navata centrale; malgrado i tentativi dell’ultimo parroco, l’arc. Bulgarella, che cercò di sensibilizzare l’amministrazione comunale, la chiesa fu chiusa al culto. E’ rimasta abbandonata sino a pochi anni fa. Finalmente, però, il completo restauro ne ha consentito la riapertura e oggi viene utilizzata sia per le celebrazioni sia come polo museale.
Del ricco interno della chiesa è rimasto solo una parte e sono anche scomparsi alcuni altari laterali. Entrando, a destra, notiamo però subito l’originario fonte battesimale, collocato su gradini ottagonali in marmo libico, realizzato dal trapanese Leonardo Crivaglia nel 1718.
Vi è poi un affresco con dei Santi Gesuiti e il cuore di Gesù, e poi il portone laterale. Guardando verso l’abside, a dx è la cappella di S. Giuliano, il Titolare, la cui statua lignea è opera di Pietro Orlando. Alzando lo sguardo vediamo un bassorilievo in stucco con la leggenda alla quale si rimanda tradizionalmente l’origine della fondazione della chiesa; tale decorazione fu realizzata da Pietro dell’Orto, della scuola del Serpotta, che lavorò ad Erice alla fine del 1700. Sempre il dell’Orto è l’autore della statua a stucco del Cuore SS. di Gesù sull’altare principale.
A sn è la cappella della Vergine Immacolata statua in stucco del 1605 di Orazio Ferraro che si trova attualmente nei locali dell’ex-carcere municipale (oggi Polo Umanistico). Guardando la navata sinistra si nota subito la scala a chiocciola che conduceva all’organo, che si trovava sopra l’ingresso principale.
Nei locali annessi alla chiesa si può visitare l'oratorio. Questo ambiente edificato dai Confrati della Congregazione del SS. Crocifisso; fondata da 2 gesuiti ericini nel 1636 era nota come la Congregazione dei 33, per il numero dei suoi componenti. Si narra che era molto potente e che abbia influenzato anche la vita politica della città: i confrati si riunivano in segreto e, alla loro morte, venivano seppelliti, seduti su particolari sedili e rivestiti dei paramenti sacri, nel sotterraneo dell’oratorio, dove pregavano e discutevano. La congregazione operò per circa 200 anni. Il locale passò poi alla Congregazione degli Angeli.
L’esterno della chiesa è caratterizzato dallo stile rinascimentale del portale ma ancor più dalla presenza del campanile, accessibile dalla sacrestia, che fu aggiunto nel 1770 e che con il suo tetto a pagoda e i due ordini sovrapposti, forma un gradevole insieme con la cupola mammelliforme della chiesa.
Al centro della piazzetta è la statua dello scultore Travaglia (1639) di Sant’Alberto degli Abati qui collocata all’inizio degli anni ’50 del secolo scorso dopo essere stata tolta dall’altare principale della chiesa a lui dedicata.
A causa delle precarie condizioni strutturali della chiesa di Sant’Orsola, la tradizionale chiesa dell’ “Addulurata”, San Giuliano ospita da qualche anno i Misteri, gruppi statuari che rappresentano i misteri dolorosi, il Cristo morto e la Madonna Addolorata e che dalla seconda metà del ‘700 vengono portati in processione il Venerdì della settimana santa per le vie della città. I Misteri sono stati creati da artigiani trapanesi in legno, tela e colla nel XVIII sec..
Ricalcano quelli, molto più numerosi, della vicina Trapani realizzati tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII sec. e sono di dimensione leggermente più ridotta. Sono stati riportati, recentemente, al loro splendore originario con un accurato intervento di restauro da parte della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani. In questa occasione sul retro della statua del Gesù del secondo gruppo, quello della Flagellazione, è riaffiorata la firma dell’artigiano Canamela con la data della realizzazione dell’opera: 1770. Il termine “Misteri” deriva forse da “Mestieri”; e infatti, ogni gruppo veniva curato dalle maestranze artigiane ericine riunite in corporazioni. Tale divisione è oggi solo teorica: alcuni devoti si occupano in modo particolare di un determinato “Misteru”, ma tutti fanno capo al Comitato parrocchiale che cura la processione nel suo complesso. Molto studiati sotto il profilo etno- antropologico, ha osservato M. Vitella, poca attenzione si è prestata a quello storico- artistico.
Questi gruppi statuari, sia quelli trapanesi che gli ericini, infatti, non sono altro che la trasposizione tridimensionale della tradizione pittorica religiosa a partire dalla Crocifissione di Raffaello Sanzio originariamente allo Spasimo di Palermo e ora al museo del Prado di Madrid, alla produzione di Vincenzo da Pavia e alle raffigurazioni del Caravaggio. Inoltre essi richiamano la manifattura trapanese presepiale i cui esempi possiamo ammirare al museo Pepoli di Trapani.
I costumi delle statue seguono la moda spagnola della fine del 1600 e la gestualità è tipicamente siciliana: basta osservare l’uomo che si prende beffe del Cristo con l’espressione del viso e accennando con le dita ad un gesto volgare. La Madonna Addolorata è posta sull’altare a sinistra dell’ingresso; molto amata dagli ericini essa teneva fino a un cinquantennio fa sulle ginocchia un Cristo morto del quale si sono perse le tracce; è certamente più antica dei gruppi dei Misteri e si è anche ipotizzato che possa trattarsi di una statua di Sant’Anna “adattata” ad Addolorata. I cronisti ericini ne parlano come Signora della Pietà, che veniva portata in processione non solo il Venerdì Santo ma anche in occasioni diverse come, ad es., in caso di calamità naturali o per guadagnare indulgenze. Forse questa Madonna della Pietà fu trasformata in Addolorata quando furono realizzati i gruppi dei Misteri, che andranno gradatamente sostituendo le sacre rappresentazioni del Venerdi Santo.
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