| S. Croce |
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Il piccolo edificio sorge “a 20 passi dalla città, al fianco diritto della strada rotabile che fa capo dalla Porta Carmine e si unisce alla rotabile di campagna”; chiesa extra-moenia, dunque, ma vicinissima alla città. Intitolata a Sant’Oliva, cominciò ad essere chiamata di S. Croce dal 1624. In quell’anno la peste causò ad Erice la morte di alcuni sacerdoti i quali furono sepolti all’interno della chiesa; fu eretto anche un altare sovrastato da una croce in pietra che sarebbe quella murata all’esterno, sulla parete posteriore, dove forse fu poi trasferita, in un tempo imprecisato, quando l’altare era ormai scomparso. Della chiesa è sconosciuta sia l’origine che la committenza. Certamente esisteva già nel 1329 quando il vescovo di Mazara concesse un’indulgenza di 40 giorni a ciascun fedele che, nel giorno festivo di S. Oliva, visitava la chiesa o dava un’elemosina per la cura della stessa. E’ nominata anche nel testamento del nobile milite Giovanni Majorana che nel 1339 lasciò una somma in denaro ad ogni chiesa ericina. Nella seconda metà del 1500 un certo Matteo Pollina ne ottenne il giuspatronato per sé e i suoi eredi dal vescovo di Mazara; sappiamo però che alla fine del XVII sec. era già diruta. Fu ricostruita nel 1707 da Giacomo Pollina – che ottenne la conferma del giuspatronato – con il contributo economico dei fedeli. Il Pollina, poi, aggiunse anche la sagrestia e lasciò come rendita alla chiesa “due stanze in città e un tratto di torre e una bottega” in via Vito Carvini. Egli fu sepolto al centro della chiesetta e sulla sua tomba fu posta una lapide datata 1707; suo figlio, sac. Vito Pollina, negli anni successivi, ingrandì la sagrestia e fece edificare su di essa una stanzetta dalla quale si accedeva al “picciolo” campanile. Ad unica navata “lunga 30 palmi, 18 larga”, aveva il cappellone a pianta rettangolare separato dal resto da un arco. Nel 1792 il Beneficiale Salvatore Passalacqua chiamò ad ornarla di semplici stucchi fitomorfi quel Pietro Dell’Orto, palermitano, allievo del Serpotta che in quel periodo lavorò ad Erice alle chiese di S. Giuliano, S. Teresa e del SS. Salvatore. Sull’unico altare, dai gradini in marmo libico, era la statua in stucco della titolare e una croce in legno. Ai due lati dell’altare, due affreschi aventi per soggetto le Anime Purganti. Di proprietà comunale, nel II dopoguerra fu utilizzata per parecchio tempo come deposito della Guardia Forestale. Negli anni recenti è stata sottoposta ad intervento di restauro. |
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