La cinta muraria è antichissima, un’opera di ingegneria militare a difesa della città. Le mura si snodano con imponenti cortine murarie, intervallate, a distanza regolare, da torri avanzate. Nel versante di sud-ovest, tra strapiombi rocciosi,dei paramenti murari chiudono i varchi accessibili.
Il tratto meglio conservato va dall’orlo del burrone a nord-est di Porta Spada – ove si conserva bene un posto di guardia medievale, con feritoie e camminamenti – fino a Porta Trapani, per un percorso complessivo di circa 700 metri, che si adatta via via al diverso rilievo del terreno (dai 682 m. di Porta Spada ai 727 di Porta Trapani). Delle 25 robuste torri esistenti nei tempi del Cordici (sec. XVIII), ne rimangono oggi 16, collegate con poderose cortine dalla lunghezza media di 45 metri e spessore 2,20.
Notevoli per dimensione sono i massi di base, appena lavorati, di epoca elima (VII sec. A.c.) ad “opus incertum”, sui quali poggiano i filari con massi squadrati ad “opus rectum” di epoca cartaginese (VI sec. A.c.).
In questi massi si osservano frequentemente incise, specialmente nell’interno ed in prossimità di alcune posterle, le lettere “beth”, “ain” e “phe” dell’alfabeto fenicio. Esse furono scoperte nel 1882: La presenza di tali lettere è importante dal punto di vista cronologico perchè documenta un intervento di consolidamento e rifacimento cartaginese databile fra il VII ed il VI sec. a.c. Quanto alla ragione intrinseca che abbia mosso lo scalpellino ad incidere queste lettere sui blocchi, le conclusioni degli studiosi non sono unanimi: Potrebbero essere segni dello scalpellino che forni l’opera, o di verifica dell’autorità pubblica soprintendente, o segno di attribuzione dei pezzi alle varie torri. Un cultore di civiltà semitiche ha fornito, di recente, una suggestiva interpretazione. Queste lettere, ha scritto questo studioso, nei linguaggi semitici assumono talvolta uno speciale significato. “Ain” significa “occhio”, “phe” significa “bocca” e “beth” equivale a “casa”. Queste lettere potrebbero dunque racchiudere un monito: le mura hanno “occhi” per vedere il nemico, “bocca” per mangiarselo in casi di aggressione e sono la “casa” sicura per gli abitanti.
Nei livelli superiori ai filari a massi squadrati la costruzione è realizzata con massi di piccole dimensioni. Questa parte superiore appartiene a rifacimenti successive giacchè le mura furono utilizzate sin al medioevo. Lungo le cortine si aprono diverse porticelle o postierle, per maggiore comodità di entrata e di uscita degli abitanti o, in periodi di pericolo incombente per assicurare rifornimenti o per rapide sortite senza necessità di aprire le grandi porte. Ne rimangono sei, in ottimo stato di conservazione. Alcune di esse, forse le più antiche presentano come architrave un enorme lastrone calcareo; altre lungo la via Rabatà (l’antica via delle postierle) sono chiuse mediante filari progressivamente aggettanti verso l’alto, secondo una tecnica che richiama quella delle postierle di Selinunte (l’arco, come è noto, fu introdotto in Sicilia dai Romani).
I numerosi restauri e rifacimenti di epoca romana e medievale hanno alquanto modificato quello che doveva essere l’aspetto originario del monumento, che si presenta meglio conservato specialmente nelle prime torri e cortine immediatamente adiacenti la Porta Spada: Specialmente verso Porta Carmine, cominciano ad essere più visibili gli interventi di epoca medievale, segnati dalle piccole dimensioni del materiale messo in opera; restauri che lasciarono inalterate le postierle ma che dovettero rimaneggiare largamente le porte lasciando nella tipologia degli archi il segno dell’epoca. Porta Trapani sembra essere stata addirittura ricostruita in quell’epoca: lo schema a tenaglia dentro il quale si apre è una caratteristica delle fortificazioni del tempo. Oltre alle citate Porte una quarta. Porta Castellammare, si apre nel versante nord, sicuramente non era carrabile in quanto una sporgenza rocciosa impediva il passaggio a carri. Oggi si scorgono solamente parte degli stipiti.
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