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Monastero e Chiesa di San Carlo PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Luisa   

Il monastero e la chiesa di S. Carlo si devono alla munificenza del sacerdote ericino don Gianpietro Maranzano che nel 1617 donò il primo nucleo di edifici da adibire a ricovero per giovani orfane.
Il monastero era gestito da suore che  seguivano la regola del Terz’ordine di San Francesco, detta dei Penitenti (le cosiddette “terziarie francescane”). Si trattava di un’opera pia laicale; esse, infatti, non appartenevano ad un ordine monastico, ma praticavano la vita claustrale. Fu questa peculiarità che escluse il convento dalla confisca dei beni e dalla soppressione da parte dello Stato nel 1866.
Nel corso degli anni dopo la fondazione, l’istituto si ampliò in seguito all’inglobamento di edifici vicini acquistati grazie ai numerosi lasciti testamentari di borghesi ericini. Nel secolo scorso, svalutatesi ormai le rendite, la comunità,  composta da suore ed orfanelle ericine, si mantenne con la produzione e la vendita di dolci e biscotti ed usufruì anche dell’aiuto delle Istituzioni. Attualmente la proprietà è dell’Opera Pia San Carlo, la cui gestione è affidata all’IPAB (ex-ECA).
 L’Istituto San Carlo fu ufficialmente chiuso nel 1970. In quell’anno andarono via le ultime orfane: Ditta Anna, Mangiapane Maria, Silvestro Caterina e Salerno Antonina.
L’unica suora rimasta lasciò l’Istituto nel gennaio del 1978. I locali, dopo alcuni anni, furono concessi dall’Ipab  all’Associazione culturale “La Salerniana”. Attualmente versa in stato di degrado e necessiterebbe di urgenti interventi.
Le suore erano molto note nel territorio per la produzione di dolci di mandorla, biscotti ecc.: questa tradizione, per fortuna, non è andata perduta ma è ancora oggi presente grazie ad  “ex” che gestiscono affermate pasticcerie e che inviano il risultato del loro paziente lavoro in tutto il mondo.
Il ricordo delle suore di san Carlo non  è ancora svanito dalla memoria degli ericini: alcuni ricordano suor Petronilla Cammarata, che donava ai parenti che andavano a trovarla, negli anni trenta, le campane o piccole scarabattole con il Bambino Gesù in cera attorniato da delicati rami fioriti realizzati dalle due ultime suore di S. Teresa che avevano trovato ricovero a S. Carlo alla chiusura del loro monastero carmelitano; tanti parlano di Stellina Rizzo - non suora ma “benefattrice” -, la “maestra”, che insegnava alle ragazze i segreti del ricamo e degli impasti per i dolci. Fu lei che nei primi anni ’50 del secolo scorso lavorò alla tovaglia più bella di San Carlo, ricamata con fili di seta policromi e dipinta dal sac. Spataro che villeggiava ad Erice.

La Chiesa, costruita contemporaneamente al monastero, è dedicata a S. Carlo Borromeo.
Sostanziali lavori di ristrutturazione furono eseguiti nel 1774 e nel 1844. Piccola ed ad unica navata, ha il pavimento maiolicato, opera di maestranze napoletane del ‘700. A dx è la sacrestia con il lavabo in pietra e la “ruota” lignea, una sorta di sportello girevole, che la metteva in comunicazione con il monastero. Sopra l’ingresso vi era il coro: anche questo era direttamente collegato al monastero e aveva in un angolo una scaletta a chiocciola, ormai pericolante, che conduceva alla celletta campanaria; da dietro la grata del coro, o da quelle dei balconcini della chiesa, le suore seguivano le liturgie.
E’ dotata di cinque altari; in quello centrale è la statua lignea di Nostra Signora di tutte le Grazie, di autore ignoto.
Il primo altare a dx era dedicato a Sant’Alessio (protettore dei mendicanti) la cui tela ad olio oggi si trova sul secondo altare. Attualmente vi è collocata una tavola ad olio del SS. Crocifisso di Pietro D’Andrea detto Poma. Sul II a dx si trovava la recente statua di S. Teresa del B. Gesù ma in precedenza vi era il S. Carlo Borromeo del Poma, tavola ad olio, che, lasciato in una stanzetta del monastero per anni, fu poi ricollocato in chiesa, dove si trova ancora oggi, sul primo altare a sn. Quest’ultimo era dedicato a S. Giuseppe, un olio su tela: il Castronovo lo dice dello stesso autore del Sant’Alessio ma senza specificarne il nome. Il II a sn, già dedicato al SS. Crocifisso, ha una pregevole Madonna del Soccorso di scuola gaginiana; fu portata nella metà circa del secolo scorso dalla chiesa di S. Domenico, già chiusa al culto da tempo e presenta alla base un bassorilievo con S. Michele Arcangelo (S. Michele era il titolare della chiesa a cui fu aggregato il convento dei Padri Domenicani).
La statua di S. Vincenzo nonché quella del Sacro Cuore di Gesù  provengono dalla chiesa di S.Pietro, oggi purtroppo chiusa al culto.  La chiesa di S. Carlo fu danneggiata dal terremoto del 1968 e solo nei primi anni ’90, dopo la sistemazione del tetto, è stata riaperta al culto fino al 1998 quando si decise di utilizzarla come deposito degli arredi di S. Pietro dove stavano per avviarsi i lavori di restauro. Attualmente, si propone come luogo di preghiera e riflessione spirituale.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Agosto 2009 11:39
 

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